Etro fu un elfo che visse nel villaggio di Gastros ancor prima che i Celti abitassero il nord dell'Inghilterra. Egli era perdutamente innamorato... di una montagna. Passava a osservarne il soave profilo dal sorgere del sole fin quando le prime stelle nascondevano ai suoi occhi di piccolo uomo con le orecchie a punta la vista della sua amata,
Etro era piccolo, terribilmentte piccolo; il suo dramma era che qualunque cosa avesse fatto, non avrebbe potuto farsi notare dalla sua amata, che era così tanto più grande di lui. Ma ella era ormai più importante della vita stessa, per cui Etro decise infine di metttere in atto un disperato piano che lo avrebbe portato al successo o alla morte. Egli decise di mangiare tutto il cibo che poteva, per diventare grande come una montagna e poter infine chiedere la mano della sua amata.
Etro mangiò per nove giorni e nove notti, ininterrottamente, cercando di tenere tutto il cibo e tutto ciò che beveva dentro di sé, nel disperato tentativo di eguagliare in misura il formidabile oggetto della sua venerazione. Mangiò tutto il pane del villaggio di Gastros, mangiò tutta la carne e tutto il pesce, mangiò tutta la verdura e bevve tutto il vino che c'era; questo (il vino) gli diede la forza di bere anche tutta l'acqua che potè dal torrente che bagnava Gastros, e infine egli mangiò tutte le riserve di frutta che poté racimolare.
Ma al decimo giorno gli spasmi della pelle del ventredi Etro, tirato all'inverosimile dalla pienezza, si fecero davvero insopportabili ed Etro pensò di morire così; ma non era quello il suo destino. Mentre, con le lacrime di agli occhi, guardava la sua amata in un tramonto che sapeva di addio, Etro volle tributarle un saluto che rendesse onore al suo supremo sentimento. Invece di parole, egli sparò un rutto poderoso nella direzione della sua amata, ma un rutto così forte che in tutti i villaggi della regione si temette un terremoto.
La montagna alfine lo notò, e fu subito pazza d'amore per lui. Eccitata, desiderò giacere con il suo impavido amante e quindi si spogliò dinnanzi a lui, scoprendo impetuosa i suoi fianchi arborei e lasciando scivolare il suo velo bianco di neve in un'immensa slavina, che investì Etro e lo congelò all'istantte, unendolo così eternamente alla sua adorata.
Da allora nell'antico borgo di Gastros, dove Etro fu visto vivo l'ultima volta si narra di come Etro non riuscì a possedere la sua montagna, ma ne fu felicemente posseduto", e si augura la benedizione di un amore eterno a ogni uomo che sappia esprimere il proprio appagamento con un sincero rutto.

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