Il numero di telefono che era apparso sul display era associato al suo nome: Sarah. Un tuffo al cuore: lui sapeva che non poteva esser lei, lo sapeva che era morta quasi dieci anni prima, ma comunque era grato a quel qualunque malinteso, contrattempo, difetto che aveva permesso al suo telefonino di ricordargli quel nome: Sarah.
"Si?" rispose a quella voce di donna, di ragazza, forestiera, avrebbe detto di qualche paese balcanico; non somigliava certo all'accento tedesco di Sarah; quell'accento che non aveva mai perso, o forse non aveva mai voluto perdere, nonostante i tanti anni passati in Italia le avessero donato una padronanza completa della lingua di Dante, Manzoni e Pirandello, autori che aveva letto e riletto, come solo un diligente tedesco potrebbe fare.
"Ho ricevuto chiamata da questo numero e non so chi è"
..... seguì una pausa di silenzio, poi la ragazza riprese:
"lei chi è? io non ho suo numero su telefonino e non conosco"
Attese due lunghi secondi
"Si, signorina, sono stato io a chiamare il suo numero, ieri sera. Lo faccio più o meno ogni mese, non a intervalli regolari, ma la cadenza è stata più o meno quella. Anzi, in verità ci sono stati dei periodi in cui lo chiamavo anche tutte le sere, anche più di una volta a sera. Da dieci anni quella voce mi risponde sempre la stessa nenia: Vodafone, messggio gratuito: il numero selezionato è inesistente o momentaneamente irraggiungibile. Beh, sa, signorina.. non so neanche il suo nome, ma non importa.. sa, quel momentaneamente è l'unica consolazione che mi sia rimasta, da quando mi hanno riferito che la mia Sarah è morta nuotando in quell'oceano dall'altra parte del mondo, e che è sepolta tra la laguna e il mare. Non è una cosa che fatico a capire, così come non mi illudo che sia lei, la mia Sarah. So che probabilmente il numero di telefono - dopo così tanto tempo - è stato riassegnato e che lei ora lo considera suo. Ed è suo. Io dovrò interrompere questo vizio che mi porto appresso da tempo, di chiamare la mia Sarah, sperando che per un miracolo, per una curvatura spazio-temporale, o anche per un semplice malinteso o magari una bugia, inavvertitamente mi risponda. Così anche questa ultima usanza (non discuto, malsana!) terminerà e il mio legame con Sarah si farà ancora più flebile, legato solo alla mia memoria fallace. Però quel momentaneamente era una così bella consolazione. Se anche era un disco a ripetere momentaneamente voleva per me dire che un giorno, un bel giorno, quell'incantesimo si sarebbe interrotto, quel viso inerme che galleggiava immerso nei capelli sparsi a raggera, guardando la profondità del mare, con gli occhi, i suoi bei, giovani occhi, sgranati nello sgomento di una vita interrotta troppo presto, quel viso che io tanto amavo e amo ancora, avrebbe ripreso il colorito, quelle palpebre avrebbero sbattuto e lei mi avrebbe detto che quel momento era finito, che lei era tornata da me. Sennza valigie, senza bauli, senza condizioni, era solo tornata per interrompere un brutto sogno. E no, non mi riferisco all'incubo della mia vita senza di lei, perchè quello è un incubo superabile, in realtà io sono andato avanti. L'incubo da interrompere è quello di una ragazza con tanta vita davanti, con tanta vita dentro, che galleggia inerme come un'alga su un mare straniero. Quello no! Non sono mai riuscito a digerirlo. Lo si può chiamare destino, ma per me rimane un incubo inaccettabile. Sarah mi manca, come un pezzo di me stesso, a lei posso dirlo, signorina, perchè se non lo dico a lei non so proprio a chi altro potrei dirlo, visto che a nessuno interessa e che l'unica che potrebbe capirmi è Sarah, che ha già fatto l'ultima vasca da questo mondo a chissà quale. Spero sorrida, se è un angelo, sentendo il mio amore dichiarato così spontaneamente a una sconosciuta; ma le dico, in verità, che io non ho mai smesso d'amarla!"
Così avrebbe dovuto rispondere alla voce della ragazza che, ansiosa solo di sapere se avesse per caso ricevuto la prima telefonata utile, o almeno intrigante sul suo telefonino nuovo, aveva riacceso quel nome sul suo display. E invece inventò una favola, così all'istante, per togliere tutti d'impaccio con qualcosa di verosimile, ma non imbarazzante:
"Ha ragione, l'ho chiamata io, ieri sera, ma per errore: il suo numero di telefono differisce solo per l'ultima cifra da quello d'un mio collega. Mi sono accorto troppo tardi d'aver composto il numero sbagliato e ho messo giù; mi scusi il disturbo".
"Ah.. capito" disse la ragazza sconosciuta. Non aveva nemmeno un quinto della dolcezza della voce di Sarah.
"Allora grazie e ciao". Sembrava delusa. Una giusta delusione: qulla voce d'uomo non era importante per lei, quel numero era da dimenticare.
Molto più grande la delusione di chi cercava Sarah. Anche il suo numero era diventato ormai terreno proibito, chiuso dietro una porta, chiuso per sempre dietro una pietosa favola, inventata all'istante.
